I peggiori inni che hanno messo la firma sui Mondiali di calcio

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Da quando esistono i Mondiali di calcio, esiste anche un inno ufficiale che li contraddistingue. O meglio, i mondiali di calcio esistono da parecchi decenni, ma l’istituzione dell’inno ufficiale è arrivata soltanto nel 1962. Da allora in poi è stato un tripudio di canzoni che ci hanno accompagnato non solo durante le partite dei mondiali, ma inevitabilmente anche nel corso di tutta la stagione estiva! Dal “Waka Waka” di Shakira fino a “To Be Number One” di Giorgio Moroder (a noi più familiare con il titolo “Un’estate italiana”), di canzoni se ne sono sentite davvero parecchie.

Tra l’altro la situazione è andata “aggravandosi” dal 1998 in poi, da quando cioè, affianco alla tradizione dell’inno ufficiale dei Mondiali di calcio, è incominciata a correre anche una sorta di corsia parallela fatta di canzoni non ufficiali e semi-ufficiali. Ma qualcuno se li ricorda i brani peggiori dei Mondiali?

I più grandicelli probabilmente ricorderanno il brano “Futbol México 70” che appose la firma sui Mondiali del 1970. Quella canzone sembrò più uno spot pubblicitario al Messico che non un inno dedicato alla competizione calcistica; per non parlare poi del fatto che la ripetizione ossessiva di “Futbol México 70” era davvero difficile da sopportare a lungo. Altra indimenticabile perla (se così la si può definire) è “Gloryland”, altro inno alla terra madre, che in quel caso erano gli Stati Uniti.

Un brano forse un po’ troppo incentrato sul sogno americano tanto da cadere nello stereotipo bello e buono. Infatti anche all’epoca tale brano venne criticato proprio perché sembrava non tener minimamente conto del fattore calcio, al punto che ancora oggi una frase cantata da Elio e le storie tese, dove si dice che “fondamentalmente agli americani non interessano i mondiali di calcio”, appare a dir poco centrata!

Anche in Europa però ci abbiamo messo del nostro. Nel 1982 la Spagna ospitò i Mondiali di calcio e spese quest’occasione per usare Placido Domingo quale interprete dell’inno ufficiale. Il tenore iberico non era ancora una vera e propria superstar, ma soltanto un apprezzato talento dell’opera. Ma il fatto non è neanche questo: il problema, semmai, è che in pieni anni Ottanta, dove la disco music, la pank music e la new wave vivevano i loro periodi d’oro, uscirsene con un boccone pesante e pomposo quale era “Mundial ’82” sembra tutt’oggi una scelta davvero poco azzeccata.

Rimanendo in Europa, altro passo falso fu commesso dalla Germania del 1974, che per celebrare i Mondiali incaricò la cantante polacca Maryla Rodowicz di fare da voce per l’inno. “Futbol” fu un brano per certi versi agghiacciante, reso tale soprattutto dal malriuscito tentativo di mischiare un po’ di tedesco, di polacco, di inglese, di russo e di spagnolo (guarda caso, niente italiano).