Alla scoperta della trap music, un genere che divide e confonde

trap music

Dal momento in cui si è visto Ghali finire nel salotto di Fabio Fazio, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi intonare i versetti di una canzone di Coez, Tommaso Paradiso scrivere il brano che ha fatto da sfondo natalizio a Radio Deejay e Fabri Fibra prendere parte allo spot di Wind insieme all’immancabile Panariello, una cosa è apparsa più chiara che mai: il 2018 sarà l’anno in cui la musica italiana volterà pagina.

Infatti sembra proprio che la trap music, che in Italia ha cominciato ad attecchire sul serio già nel corso del 2017, finirà col conquistare fette di pubblico sempre più ampie. La trap music è così diventata un argomento di forte attualità, anche se in un primo momento a crederci sembrava fosse solo Spotify, che per inciso ha ospitato tra le sue esclusive il singolo “Ninna Nanna” di Ghali, successivamente finito nella top 50 delle canzoni più virali della piattaforma di streaming musicale.

Può piacere oppure no, ma indipendentemente da questo la trap music sta per diventare – e in un certo senso lo ha già fatto – un fenomeno di cui non potremo fare a meno di parlare. D’altronde gli stessi artisti che di musica ne masticano parecchia non sembrano aver compreso bene di cosa si tratti: ospiti da Fabio Fazio nella puntata che come dicevamo poc’anzi è stata dedicata a Ghali, Elisa ha definito il trap come “una fusione del reggae e dell’elettronica”, mentre Manuel Agnelli ha ironicamente definito il trap come una “trappola”.

Eppure negli Stati Uniti i primi esempi di questa musica arrivarono agli onori della cronaca già nel 2010 con Young Jeezy, Gucci Mane, T.I, Future e Waka Flocka. Allora cerchiamo di capire una volta per tutte di cosa si sta parlando!

La trap music è un genere musicale che subisce l’influenza del rap, dell’elettronica e della dubstep e che, mescolando elementi provenienti da ciascuno di questi generi, dà vita a brani che appaiono una perfetta via di mezzo tra il cantato e il rappato.

Forte è inoltre l’utilizzo dell’autotune, e se vogliamo è proprio questo l’elemento che segna il vero punto di rottura tra il trap e il rap: quest’ultimo, infatti, non ha mai amato particolarmente il ricorso a tali marchingegni, anche e soprattutto in virtù di quell’autenticità di cui spesso parla nei suoi testi. Ecco, i testi. Da questo punto di vista il trap si concentra molto su spaccati di vita quotidiana, sulla situazione delle periferie e dei quartieri malfamati, sulle difficoltà economiche e relazionali, e lo fa in modo spudorato, privo cioè di filtri e tanto più dell’etichetta del politically correct.

Autorevoli rappresentanti del trap italiano sono gli “storici” Sfera Ebbasta e Ghali, ma ultimamente si stanno affacciando sul mercato sempre più volti. Rkomi per esempio è uno di questi. E il motivo per cui di artisti trap ne escono fuori come funghi è legato al fatto che il genere è in ascesa, ma soprattutto è frutto dell’oculata gestione dei social e dei canali YouTube a cui questi artisti, non a caso giovani e avvezzi alle nuove tecnologie, dimostrano di tenere particolarmente.